Questa è la domanda che ho posto a una serie di comunicatori e professionisti del vino le cui risposte, precise e in certi casi anche ficcanti, penso possano fornire spunti importanti per verificare e, per certi versi, migliorare, la strategia comunicativa del vino in questione.

Gianni Ruggiero, oste e sommelier del ristorante Il Simposio di Roma, mi ha così risposto: “I vini della Romagna mi hanno sempre regalato allegria, l’allegria di uomini e donne che hanno raccontato la fatica delle campagne attraverso vini come il Pagadebit, che coniuga nel suo nome la fatica nel far tornare i conti e la bonaria ironia delle genti di Romagna. Attualmente nel mio locale sto proponendo con successo l’Albana di Romagna, apprezzato soprattutto dalle mie clienti che lo preferiscono al solito Gewürztraminer. Sarei molto contento se il Consorzio organizzasse qualche evento nel mio storico locale, perché Roma è pronta ad accogliere i vini di una terra splendida come la Romagna!”.

Per Francesco Petroli, wine blogger di Into The Wine, ” […] occorre uscire dal meccanismo che ha associato un intero territorio alla produzione di vino in brik, mosti concentrati e quantità di vino smisurate ottenute dalle fertili pianure. Occorre dare voce a quella nicchia di produzione altamente qualitativa che da tempo opera sulle colline romagnole, dando vita a versioni di Sangiovese che assumono caratteri differenti da colle a colle e inconfondibili espressioni di Albana, l’uva bianca del territorio.
Di conseguenza è importante realizzare un’informazione volta a valorizzare le eccellenze di una Regione che dal punto di vista storico – compresa la viticoltura – rappresenta la sintesi tra cultura etrusca e romana e in cui cibo e vino sono parte integrante di questa identità. Aver affidato parte di questo compito a Wine Blogger di spessore, spinti dalla passione, è un’iniziativa semplicemente esemplare”.

Spunti di riflessione, invece, nascono dalla risposta che mi ha fornito Dino De Bellis, chef del Salotto Culinario di Roma, uno dei più importanti ristoranti della capitale. Parlandomi del vino di Romagna mi ha sottolineato che: ” […] i vini romagnoli, vista anche la loro varietà, sono di grandissimo abbinamento in cucina, soprattutto con i piatti della tradizione romana. Se questo è vero, caro Andrea, c’è da dire anche che nel mio locale non è molto facile che il cliente scelga una Albana oppure un Ortrugo perché ancora molto c’è da fare, secondo me, nella comunicazione di questi vini, ancora poco conosciuti al grande pubblico della nostra città. Ci vorrebbero più eventi. La nascita del tuo blog all’interno del sito del Consorzio è comunque una bella notizia!”.

Fabrizio Garibaldi, proprietario di Gugù Gourmet, importante enoteca alle porte di Roma, si accoda al De Bellis parlandomi di un vino di Romagna non sempre facile da vendere. “Le difficoltà riguardano le percezioni che la gente ha del vino romagnolo che, purtroppo, sono legate alla qualità non sempre elevata che questo aveva un tempo. Oggi le cose sono cambiate, ci sono tantissimi prodotti di eccellenza, ma i miei clienti ancora non lo sanno e per questo, ogni tanto, organizzo dei piccoli wine tasting per ampliare i loro orizzonti fermi a vent’anni fa. Sono sicuro che ce la faremo anche con l’aiuto del Consorzio!”.

Come vedete, cari lettori, di spunti di riflessione ce ne sono molti e sarebbe interessante avere anche i vostri commenti perché il vino di Romagna è un patrimonio culturale collettivo!

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