L’itinerario che vi proponiamo oggi è un percorso a tappe fra i musei che ripercorrono i saperi artigianali delle nostre terre. Solcheremo la maestria contadina, sino ad approdare al mare Adriatico e ai segreti celati fra onde e pescherecci dai marinai di un tempo che fu.

La prima città che visitiamo è suggestiva e ricca di sorprese: parliamo di Casola Valsenio, nota per la variopinta festa dei frutti dimenticati, ma anche per essere il comune amico degli speleologi, che ogni anno vi si riuniscono per portare alla luce i tesori del mondo sotterraneo. Nei territori di questo comune vengono coltivate piante officinali e una tale varietà di erbe che fanno di Casola la piccola Provenza italiana.

Qui raggiungiamo il Giardino delle Erbe, per farci catturare dai profumi e dai colori che le circa 450 specie di piante utilizzate in cucina, in medicina e nella cosmesi regalano. Questa perla d’interesse naturalistico, creata nel 1975 da Augusto Rinaldi Ceroni – professore illuminato che decise di integrare gli insegnamenti di Agraria con esperimenti sul campo – consente di vedere da vicino piante conosciute, ma anche di addentrarsi nell’arboreto, dove si possono osservare gli arbusti e i frutti dimenticati, come il nespolo, l’olivello spinoso, il nocciolo e molte altre varietà ancora.

Perdersi fra le erbe officinali, i sentieri del tatto è un’esperienza di scoperta per i sensi, che resteranno estasiati nella Galleria dei Profumi, dove è possibile sentire le essenze preparate nei laboratori.

Salutiamo Casola Valsenio e raggiungiamo Massa Lombarda, che da tempo vanta un primato nazionale nel campo della frutticultura. Risale infatti al 1927 la consacrazione di questo comune a capitale italiana della frutticoltura, un’attività economica che ha fatto da traino allo sviluppo di altri settori, come l’industria di trasformazione, l’artigianato e i magazzini ortofrutticoli. Ci addentriamo per le vie del centro e raggiungiamo il Museo della Frutticoltura “A.Bonvicini”, in viale Amendola 40. Il Museo, visitabile su appuntamento, ricostruisce la storia della rivoluzione agricola avvenuta tra il XIX e il XX secolo. Una raccolta di oggetti e immagini ci porta nel vivo della civiltà contadina. Apprendiamo quindi come la bonifica ha mutato queste terre, ci imbattiamo nella famiglia rurale di quel periodo e scopriamo i processi produttivi di pane, vino e canapa.

La vita contadina è protagonista anche del Museo di San Pancrazio di Russi, dove sono raccolti gli oggetti della tradizione, fra fiabe romagnole e racconti strappati agli anziani.

Un imponente aratro, situato all’ingresso del museo, testimonia uno spaccato di vita ormai scomparso, così come gli oggetti e gli utensili dedicati alla produzione di formaggio, di grano, canapa e seta disegnano antiche abitudini e ritualità da toccare con mano.

Ci muoviamo quindi verso la costa romagnola per scoprire i segreti raccolti nel Museo di Storia dell’Agricoltura, ubicato nel suggestivo Torrione Femmina della Rocca Malatestiana, a Cesena. Lo spettro di strumenti di lavoro, oggetti di uso quotidiano risalenti alla fine dell’ottocento e ai primi del novecento è piuttosto ampio e un’accurata ricostruzione a tappe ci consentirà di conoscere le principali fasi dello sviluppo agricolo cesenate.

Per l’ultima tappa del nostro itinerario abbandoniamo ogni ruralità per scoprire i tesori dell’Adriatico, nel Museo della Marineria di Cesenatico, l’unico museo galleggiante esistente in Italia. Nel porto canale risiedono le storiche imbarcazioni del medio e alto Adriatico, una galleria all’aria aperta che comprende diverse tipologie di barche a vela. Nella sezione a terra ci imbattiamo invece tra i materiali e le tecnologie con cui l’uomo ha navigato nei secoli scorsi. Qui è impossibile non perdersi fra gli scafi e le attrezzature veliche, mentre i video, i filmati d’epoca e le animazioni 3D ricostruiscono la vita in mare in modo realistico e avvincente.

Per scoprire tutti i Musei del Tipico della Regione navigate anche http://strade.emilia-romagna.it/web/museideltipico.php

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