Partire da una zona pedemontana e arrivare nella grande pianura padana può talvolta generare smarrimento. Potete anche non crederci, ma l’assenza dei monti è fondamentalmente un’assenza di punti di riferimento. I punti cardinali sono presenti solo nella propria testa e ti ritrovi solo grazie alla cartellonistica stradale.

L’auto scorre rapidamente lungo l’autostrada che taglia la Pianura Padana, le città si susseguono rapidamente. E poi arrivi nella zona tra Bologna e Forlì, alla ricerca dell’Albana. Tu che ne avevi solo sentito parlare nei corsi da sommelier e che avevi assaggiato raramente.

E ti si apre un mondo, che in qualche modo però richiama qualcosa che ti è familiare. Un vitigno a bacca bianca a cui non manca una certa personalità: in alcune versione viene fuori anche una vena “rustica”, scontrosa, dove la freschezza e la sapidità la fanno da padrone. In qualche modo, ovviamente con le dovute differenze, richiama quella vena sapida che trovi nei vini delle “mie” montagne. E anche la struttura non differisce così tanto: apparentemente sottili, apparentemente flebili. Ma, appunto, è solo apparenza. Perché la sostanza viene fuori lentamente: sono vini che vanno ascoltati e a cui bisogna dare il tempo per venire fuori.

Ma l’Albana ha anche un’altra caratteristica che ti riporta in qualche modo a casa: come l’Erbaluce, vitigno principe del Canavese, quella terra di confine del Piemonte a contatto con la Valle d’Aosta, anche l’Albana si presta a diverse versioni e tipologie. Quella che più mi ha fatto sentire “non straniero in terra straniera” è la versione passita: morbidezze che si fondono con la freschezza, creando caleidoscopici giochi sensoriali, che evocano ricordi dell’infanzia.

Il velo di ignoranza e non conoscenza si è squarciato, proiettandomi in un mondo apparentemente “altro”. Cambia il paesaggio, cambia il vitigno di riferimento, cambiano i profumi, i venti e i cieli. Ma la bellezza del viaggio, oltre che scoprire l’alterità, è anche trovare pezzi di “sé stesso” anche così lontano. Appunto, “non straniero in terra straniera”.

Il Romagna Albana, un bianco sorprendente

Il Romagna Albana, un bianco sorprendente

Dopo diversi mesi ed un certo numero di contributi, si chiude questa mia rubrica sul blog del Consorzio Vini di Romagna con una breve parentesi dedicata all’Albana. Non è un caso, questi mesi sono stati infatti particolarmente utili per scoprire le diversità che il Sangiovese è in grado di offrire. Dalle sue caratteristiche – anche…

Il Romagna Sangiovese e le sue tante sottozone

Il Romagna Sangiovese e le sue tante sottozone

Benché la statura e la dignità del Sangiovese di Romagna mi siano state chiare da subito – bicchiere dopo bicchiere, bottiglia dopo bottiglia – mi sono accorto altrettanto presto di quanto fosse difficile riuscire ad inquadrarlo all’interno di uno schema definito…

Il Sangiovese di Romagna tra diversità ed unicità

Il Sangiovese di Romagna tra diversità ed unicità

Benché la statura e la dignità del Sangiovese di Romagna mi siano state chiare da subito – bicchiere dopo bicchiere, bottiglia dopo bottiglia – mi sono accorto altrettanto presto di quanto fosse difficile riuscire ad inquadrarlo all’interno di uno schema definito…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *