Sapete che Leonardo ha vissuto in Romagna? 
Iniziò il suo soggiorno l’8 agosto del 1502 a Rimini per concluderlo a Imola, dopo aver vissuto per qualche tempo a Cesenatico, Cesena, Faenza.

Innovatore e precursore indiscusso, anche qui ha lasciato il suo zampino. Il suo zampino letteralmente, perché per mesi ha percorso le strade di Imola con in mano il suo taccuino. Contava i passi. Cento nord, all’incrocio gira a destra trecentocinquanta passi e sei in piazza. Così facendo è riuscito a ricreare la mappa aerea della città.

Conta, conta, la testa chinata verso i piedi. Ora lo sappiamo, il suo chiodo fisso era il cielo, voleva volare. Così che più di una volta senza rendersi conto si è ritrovato sulle colline sopra Faenza. Da lì poteva guardare la pianura dall’alto. Scrutare la gravità.

Leonardo rimase affascinato dalla diversità delle terre su cui appoggiavano i suoi piedi; colline dai 100m ai 300m sul livello del mare; prevalentemente argillose e calcaree, ma a volte scovava anche sabbie gialle e i famosi calanchi.

Ogni sottozona ha la sua particolarità. Esposizione, vento, vicinanza col mare.
E oggi degustando i Romagna Sangiovese DOC di queste zone, mi sembra di ripercorrere il suo stesso viaggio.

Immagino allora quelli che potrebbero essere gli appunti del suo taccuino di viaggio se oltre alla Romagna avesse potuto degustarne il suo frutto: il Sangiovese.

5800 passi Nord-Ovest da Faenza: Serra.Terreno di medio impasto con venature di argilla. Tendenzialmente i vini esprimono toni floreali e frutti freschi. Alcuni esperimenti interessanti come l’uso di anfore o l’appassimento delle uve per concentrare il vino e guadagnare in struttura ricordano alcuni miei esperimenti: l’aggeggio piramidale fatto di tela. Elegante, ma con una struttura tale da poter paracadutare in sicurezza un uomo che salta nel vuoto (magari da una macchina volante). 

 

5000 passi Sud-Ovest da Faenza: Brisighella. Arenaria e argilla. Mi colpiscono i tratti gessosi che danno vitalità al Romagna Sangiovese. Croccante e pronto per un pranzo leggero di lavoro alla corte dei Borgia.

6550 passi Sud da Faenza: Marzeno. Argilla, calcare ed esposizioni che variano da Nord est a Sud est. Spezie e frutto maturo. Muscoloso e dinamico, in grado di prendere il volo con un balzo, come l’elicottero, la Vite Aerea.

6700 passi Sud-Est da Faenza: Oriolo. I terreni si dividono in sabbie gialle e argilla. Enigmatico, come la Gioconda. Sembra che sorrida ma in un attimo è subito seria. Così i vini di Oriolo a seconda della prospettiva (e del terreno) sono vivaci, giocosi, freschi e sorridenti. Oppure più seriosi, strutturati e complessi. 

Sia io che Leonardo siamo attenti alla distanza con il cielo e notiamo la relazione tra le zone di produzione e i loro vini. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda: vini più fini ed eleganti verso le colline, più fruttati e floreali avvicinandosi al terreno più alluvionale di Faenza.

Peccato che dopo solo 5 mesi a dicembre Leonardo lasciò la Romagna. Con un po’ più di tempo avrebbe potuto riprodurre anche i vigneti della zona nella sua mappa aerea.

Una storia a cura di Corvino. Ecco i vini degustati:
Romagna Sangiovese DOC Brisighella riserva 2015 “L’impronta dei gessi” – I Gessi
Romagna Sangiovese DOC Superiore 2017 “Rosso della Torre” – La sabbiona
Romagna Sangiovese DOC Superiore 2015 – Romio 
Romagna Sangiovese DOC Marzeno 2016 “Cadisopra”- Ca di sopra 
Romagna Sangiovese DOC Superiore Riserva 2015 “Pietramora” – Fattoria Zerbina
Romagna Sangiovese DOC Superiore Riserva 2015 “Domus Caia” – Ferrucci
Romagna Sangiovese DOC Superiore Riserva 2015 “Amarcord d’un ross” – Trerè
Romagna Sangiovese DOC Riserva Oriolo 2012 “Nonno Rico” – Poderi Morini